Alfaniani o popolari?
Dopo la fiducia al Senato Letta va alla Camera - Diretta
E' iniziato il discorso con cui Enrico Letta chiederà la fiducia alla Camera. Con 235 si, 70 no, e un astenuto, il governo Letta ha ottenuto la fiducia del Senato. Il premier, dopo essersi recato nella sede del Senato a Palazzo Madama, aveva pronunciato di fronte ai parlamentari il suo discorso programmatico tratteggiando le linee guida che dovrebbero condurre il suo esecutivo al 2015 in caso di ottenimento della fiducia. Al termine di una mattinata ricca di colpi di scena, Silvio Berlusconi, dopo una serie di incontri avvenuti ieri a palazzo Grazioli e la scissione poi ricomposta con alcuni componenti del suo partito decisi a votare la fiducia a Letta, aveva infine annunciato che il suo partito avrebbe votato la fiducia al governo, "non senza interno travaglio". In mattinata Roberto Formigoni aveva annunciato la nascita di un nuovo gruppo, composto da 25 senatori, che si sarebbe separato dal Pdl e avrebbe garantito la fiducia a Letta. Così Letta ha chiesto la fiducia al Senato - Foto La fiducia al Senato - Merlo Alfano lancia il quid oltre l’ostacolo. Mezzo Pdl oggi sta con Letta - L'editoriale Letta Jr. o Forlani in miniatura?
12 AGO 20

E' iniziato il discorso con cui Enrico Letta chiederà la fiducia alla Camera. Con 235 si, 70 no, e un astenuto, il governo Letta ha ottenuto la fiducia del Senato. Il premier, dopo essersi recato nella sede del Senato a Palazzo Madama, aveva pronunciato di fronte ai parlamentari il suo discorso programmatico tratteggiando le linee guida che dovrebbero condurre il suo esecutivo al 2015 in caso di ottenimento della fiducia. Al termine di una mattinata ricca di colpi di scena, Silvio Berlusconi, dopo una serie di incontri avvenuti ieri a palazzo Grazioli e la scissione poi ricomposta con alcuni componenti del suo partito decisi a votare la fiducia a Letta, aveva infine annunciato che il suo partito avrebbe votato la fiducia al governo, "non senza interno travaglio". In mattinata Roberto Formigoni aveva annunciato la nascita di un nuovo gruppo, composto da 25 senatori, che si sarebbe separato dal Pdl e avrebbe garantito la fiducia a Letta. La mossa di Berlusconi ha spiazzato non soltanto il Pd, ma molti all'interno del suo stesso partito. Sandro Bondi, che pochi minuti prima aveva parlato a nome del gruppo dicendo che non avrebbe mai votato la fiducia a un governo ipocrita, è uscito dall'Aula senza votare. "Zanda fa bene a trattarci con disprezzo – ha detto ai giornalisti citando il discorso duro del capogruppo pd – Io però sono una persona perbene e non mi unisco a una tale compagnia".
E' braccio di ferro tra Pd e Pdl, e non solo, sulla maggioranza che sostiene l'esecutivo. "Non c'è nessuna nuova maggioranza questa è la stessa maggioranza che ha voluto fortemente questo Governo" ha spiegato Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti, in Transatlantico al Senato. Di diverso avviso il Pd, il cui responsabile organizzativo, Davide Zoggia, ha sottolineato: "Il governo Letta potrà contare ora su di una nuova maggioranza. Ed è questa la cosa importante". Letta, intervenendo in aula in replica aveva parlato di un governo che da oggi avrebbe "cambiato natura e numeri". Ma il dietrofront di Berlusconi non era ancora maturato e sarebbe stato annunciato da lì a poco in aula. Ora Letta e Franceschini hanno lasciato il Senato per rientrare a palazzo Chigi e stanno valutando la nuova situazione che si è creata. Nel frattempo i dissidenti guidati da Roberto Formigoni hanno annunciato che formeranno comunque un gruppo autonomo di sostegno alla maggioranza. E Paolo Naccarato spiega: "c'è una maggioranza, ben chiara, composta dal nostro nuovo gruppo, da Pd e da Scelta civica. Poi c'è una maggioranza aggiuntiva, che però non è indispensabile".
"Ci chiamavano traditori, adesso tutto il Pdl vota la fiducia, forse siamo stati dei lungimiranti pionieri. Chi di dovere prenda nota". Cosi' Roberto Formigoni, senatore del Pdl, commenta in transatlantico la dichiarazione di voto a favore del Governo espressa da Berlusconi in aula. Il progetto di uscire dal partito e di formare dei gruppi autonomi, aggiunge, rimane. "Abbiamo deciso di vederci in serata" con gli altri parlamentari 'dissidenti', spiega. A chi infine gli chiede se ha parlato con Silvio Berlusconi, risponde: "Gli ho parlato stanotte cercandolo di convincerlo a votare la fiducia".
Non ci sono ancora conferme sul nome che avrà il nuovo gruppo costituito dagli alfaniani alla Camera. Roberto Formigoni, uno dei piu attivi, si è transferito da palazzo Madama a Montecitorio per tenere i contatti. L'ex governatore della Lombardia proprone ''il nome 'I popolari' sia alla Camera sia al Senato. Ci riuniremo stasera, vediamo cosa si deciderà". Intanto, a quanto si apprende, si starebbero raccogliendo le firme agli azzurri della prima ora per dare vita al gruppo Fi-Pdl, come contromossa. La 'lista' del neo-gruppo di parlamentari, che farebbero capo ad Angelino Alfano ''è un'iniziativa dei parlamentari. I membri del governo (del Pdl ndr) ne sono estranei''. Lo afferma il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, parlando alla Camera con i cronisti del nuovo gruppo costituito a Montecitorio dagli alfaniani.
I fedelissimi del Cavaliere sono pronti a costituire il gruppo Forza Italia-Pdl come risposta e sfida agli 'alfaniani'. Tant'è che in queste ore si stanno raccogliendo le firme per la formalizzare la nascita di un gruppo autonomo forzista contrapposto a quello annunciato da Fabrizio Cicchitto e Roberto Formigoni, che dovrebbe chiamarsi 'I Popolari'. “Noi non ci sentiamo diversamente berlusconiani, siamo berlusconiani e basta”, assicurano tutti i deputati della 'vecchia guardia azzurra'. “Ormai ci sono due linee nel partito e Alfano deve dire chiaramente cosa vuole fare”, avvertono.
Una frattura inevitabile – ha spiegato Alfano - ma non ancora irreparabile, quella con Silvio Berlusconi. Ormai la linea è tracciata, ha sottolineato il vicepremier secondo quanto viene riferito, ma il legame affettivo con l'ex premier - viene fatto notare - non può venire meno in questo modo. Perciò il vicepremier potrebbe, secondo le stesse fonti, incontrare il Cavaliere questa sera. Non è detto che non si possa ricomporre l'unità del partito e che la rottura sia definitiva. Ma - è il pensiero di Alfano sempre secondo quanto viene riferito - sono necessarie delle garanzie assolute affinché sia chiaro chi detta la linea e quale sia l'organigramma del partito.
Una frattura inevitabile – ha spiegato Alfano - ma non ancora irreparabile, quella con Silvio Berlusconi. Ormai la linea è tracciata, ha sottolineato il vicepremier secondo quanto viene riferito, ma il legame affettivo con l'ex premier - viene fatto notare - non può venire meno in questo modo. Perciò il vicepremier potrebbe, secondo le stesse fonti, incontrare il Cavaliere questa sera. Non è detto che non si possa ricomporre l'unità del partito e che la rottura sia definitiva. Ma - è il pensiero di Alfano sempre secondo quanto viene riferito - sono necessarie delle garanzie assolute affinché sia chiaro chi detta la linea e quale sia l'organigramma del partito.
"Il governo esce indubbiamente rafforzato". Ha commentato così Massimo D'Alema da Bologna, dove era presente a mrgine di un incontro promosso dalla fondazione Italianieuropei, la convulsa giornata odierna che sta portando il Governo Letta ad ottenere la fiducia dei due rami del Parlamento. "C'è una novità indiscutibile - ha aggiunto D'Alema - e cioè che Berlusconi non è più componente indispensabile di questa maggioranza, quindi praticamente eè come se non ci fosse". "Appare chiaro che in questo momento nessuno ha la forza di far cadere questo governo", e "per l'Italia e per l'Europa il fatto che abbiamo un governo è una buona notizia", ha aggiunto D'Alema precisando che ora "abbiamo di fronte a noi una prospettiva di stabilità e di rinnovato impegno per le riforme e questo è un dato molto positivo per l'Europa, per i mercati e per i cittadini".
Poi, riflettendo sulla presunta scissione in atto nel Pdl, D'Alema ha sottolineato come "il prezzo più alto l'ha pagato il Pdl con una lacerazione politica e anche una confusione di comportamenti abbastanza sconcertante". "Berlusconi ha compiuto un gesto profondamente sbagliato e controproducente che ha spaccato il suo partito e lo ha messo in rotta di collisione con l'opinione pubblica, ma alla fine ha dovuto lui stesso rimangiarselo a favore del governo". "Una vicenda dalla quale mi sembra esca molto, molto, indebolita la sua posizione e la sua leadership", ha poi concluso.
"Io ho un leader solo: Berlusconi, senza se e senza ma. Non faccio le cose per avere in cambio qualcosa credo in Berlusconi, perchè è un leader vero, autorevole. Non cambio le mie opinioni. Vedremo nelle prossime ore se il Pdl è spaccato. I nuovi gruppi parlamentari non ci sono ancora e siccome mi piace stare ai fatti e non alle opinioni, aspetto e dirò la mia opinione al momento debito". Commenta così Daniela Santanché gli sviluppi della giornata e le ripercussioni che questa avrà sul destino del Pdl, sempre più avviato verso una scissione.
"Non so la scelta di Alfano è una pugnalata o meno - ha proseguito Santanché - Io posso parlare per me e questa sera io andrò a dormire con la coscienza a posto, tranquilla, con la convinzione che sto dalla parte dei giusti. Non so se gli altri possono fare lo stesso discorso. Mi chiedete se hanno vinto i falchi o le colombe? Io pensavo dovessero vincere gli italiani e gli italiani ci diranno se questo governo sta facendo il bene del Paese. Io - ha concluso - prima di essere berlusconiana sono italiana".
"Non so la scelta di Alfano è una pugnalata o meno - ha proseguito Santanché - Io posso parlare per me e questa sera io andrò a dormire con la coscienza a posto, tranquilla, con la convinzione che sto dalla parte dei giusti. Non so se gli altri possono fare lo stesso discorso. Mi chiedete se hanno vinto i falchi o le colombe? Io pensavo dovessero vincere gli italiani e gli italiani ci diranno se questo governo sta facendo il bene del Paese. Io - ha concluso - prima di essere berlusconiana sono italiana".